Presentati gli Orientamenti pastorali per la celebrazione delle Gmg nelle diocesi


È il ritratto di una Chiesa adulta e capace di «camminare con i giovani, accoglierli e ascoltarli con pazienza, annunciando loro la Parola di Dio con affetto ed energia» quello che tratteggiano gli «Orientamenti pastorali per la celebrazione della Giornata mondiale della gioventù nelle Chiese particolari» (bit.ly/3wdmYas). Il documento firmato dal cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, è stato presentato ieri nella Sala stampa vaticana. Si tratta di un testo ricco di spunti che tira le fila del lungo cammino delle Giornate della gioventù, traguardandolo con l'orizzonte offerto dal Sinodo dei giovani del 2018 e con la decisione di papa Francesco di spostare la celebrazione delle Giornate mondiali della gioventù dalla Domenica delle Palme alla solennità di Cristo Re, l'ultima domenica dell'anno liturgico. Le parole chiave dell'intero documento sono essenzialmente due: cammino e protagonismo. L'invito, che attraversa il documento dall'inizio alla fine è chiaro: la Chiesa deve farsi carico tutta insieme della cura dei giovani in un cammino condiviso il cui primo passo è proprio quello di mettersi in ascolto delle nuove generazioni, rendendole protagoniste. E le Gmg devono essere espressione di questa attenzione.


Sette i capitoli che compongono gli Orientamenti: il primo ricorda la storia e l'importanza delle Giornate mondiali della gioventù per gli ultimi Pontefici, dal loro ideatore Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e Francesco. Quest'ultimo, in particolare, alla Gmg di Rio de Janeiro nel 2013 ricordò che «i giovani non seguono il Papa, seguono Gesù Cristo, portando la sua Croce. E il Papa li guida, li accompagna in questo cammino di fede e di speranza».


Il secondo capitolo si sofferma sulle «Gmg nelle Chiese particolari», che vengono celebrate a livello locale ogni anno: esse, sottolinea il documento, servono «a sensibilizzare e a formare la comunità ecclesiale nel suo complesso – laici, sacerdoti, consacrati, famiglie, adulti e anziani – perché diventi sempre più consapevole della sua missione di trasmettere la fede alle nuove generazioni».


«La celebrazione della Gmg a livello locale nella solennità di Cristo Re» è il tema del terzo capitolo. Il forte annuncio che deve essere rivolto ai giovani e che «deve essere al centro di ogni Gmg diocesana/eparchiale» celebrata proprio nell'ultima domenica dell'Anno liturgico è: «accogliete Cristo! Accoglietelo come Re nella vostra vita! È un Re venuto per salvare!». La richiesta, quindi, è quella di «organizzare un evento (diocesano/eparchiale, regionale o nazionale) nello stesso giorno di Cristo Re», anche se poi spetta ai vescovi decidere se tenere l'appuntamento in un'altra data. Tale celebrazione, specificano gli Orientamenti, «dovrà essere inserita in un cammino pastorale più ampio, all'interno del quale la Gmg costituisce solo una tappa». Il quarto capitolo parla dei «Punti cardine della Gmg» e mette in luce alcuni aspetti fondamentali che da sempre appartengono a questa esperienza. Nei sei paragrafi gli Orientamenti auspicano che la Giornata dei giovani sia «una festa della fede, un'esperienza di Chiesa, un'esperienza missionaria, un'occasione di discernimento vocazionale e una chiamata alla santità, un'esperienza di pellegrinaggio e, infine, un'esperienza di fraternità universale ».


In ogni Gmg – è la raccomandazione – «è bene che risuoni per ciascun giovane l'invito a incontrare Cristo e a iniziare un dialogo personale con lui». Il quinto capitolo riflette sul protagonismo delle nuove generazioni: esse per prime devono essere coinvolte nell'organizzazione della Gmg, che non di rado hanno permesso la nascita o il rilancio di équipe di pastorale giovanile. Al sesto capitolo è affidato l'invito a riflettere sul Messaggio annuale del Papa per la Gmg (l'ultimo è quello per la XXXV Gmg del 2020: bit.ly/3eXr3d7), come ispirazione per l'intero cammino della pastorale giovanile. Nell'ultimo capitolo, il settimo, infine, il documento ricorda che «investire sui giovani significa investire nel futuro della Chiesa, significa promuovere le vocazioni, significa avviare in modo efficace la preparazione remota delle famiglie di domani. È, pertanto, un compito vitale per ogni Chiesa locale, non semplicemente un'attività che si aggiunge alle altre».

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